
La Alhambra è splendida, una pregevole testimonianza dell’eccellenza della cultura araba in questi tempi di diffidenza verso i musulmani. Nell’epoca del buio medioevo cristiano realizzavano ingegnose canalizzazioni idrauliche per irrigazioni e fontane, scrivevano trattati di progettazione di giardini, decoravano le pareti con meticolose filigrane geometriche e floreali intrecciate a versi di poesie, facevano del bagno un rituale di culto…



A differenza del pomposo e sconclusionato palazzo fatto costruire successivamente dall’imperatore cattolico Carlo V, tutt’ora il complesso di giardini e cortili del sultano, specialmente il Generalife, stupisce per la sua eleganza ed il refrigerio che offre nelle ore canicolari. Quello che vediamo oggi dev’essere un pallido riflesso dello splendore con cui brillavano i marmi bianchi appena collocati e scolpiti. Un verso arabo inciso su una porta parla di “perle rare di dimensioni insolite”. Le tracce di azzurro e bordeaux sui soffitti dovevano essere allora sgargianti, e le finestre a forma di stella sul tetto dovevano riflettersi sulle vasche del pavimento creando il cielo in terra.
Lo scrittore Washington Irving, che durante l’estate del 1829 risedette a palazzo e compilò “Tales of The Alhambra”, adesso parte dell’audioguida per turisti, suggerisce che la nobiltà araba doveva essere molto contemplativa. L`orazione e la lettura probabilmente scandivano il ritmo della giornata, accompagnate discretamente dal mormorio dell’acqua di fontane e canali. Il paradiso musulmano che rappresentava è certamente allettante anche per un visitatore moderno.
Viene da chiedersi come sia possibile che una civiltà così raffinata allora sembri così retrograda oggi.
Naturalmente il bar del recinto ci ha preso per sfinimento, e sotto un pergolato di glicine da cui degli aspersori vaporizzavano acqua ogni 3 minuti per rinfrescare gli avventori, siamo stati capaci di spendere la bellezza di 42€ per 2 tramezzini, un’insalata e un dolce.
Alle 16, con 35,5º e la neve sulle cime della Sierra Nevada che faceva da cornice, abbiamo ripreso le moto e ci siamo diretti verso le catene di montagne tra la provincia di Granada, Málaga e Cádiz. Abbiamo attraversato uliveti, campi di grano, ormai ridotti a paglia bionda, girasoli sfioriti e sfiniti e finalmente boschi di pini e querce. L’Andalusia offre un paesaggio molto vario, in pochi chilometri si passa dalla pianura più desolata e desertica a delle montagne con pascoli verdi e allegre caprette che si scornano (ho assistito a un micro duello a cornate mentre passavo in moto). Stasera sosta a nelle Chozas, che altro non sono che capanne con il tetto di paglia. Siamo arrivati alle 21 e ci siamo mezzi a sguazzare in piscina.

Purtroppo le installazioni non sono impeccabili come quelle di Granada, e l’acqua era un torbido brodo di mosche. Ma dopo tanto asfalto era comunque rinfrescante e ci siamo goduti le ultime luci del tramonto ammollo. Con le piaghe al culo si notano meno certe imperfezioni, tipo tenda doccia ammuffita o la Formica Atomica che ti segue in bagno o pure le porte che non si aprono. Siamo andati a cenare in paese, dove evidentemente si conoscono tutti da generazioni e la parola “forestiero” assume un peso nuovo. Il bar aveva solo “tapas”, aperitivi a base di fritto misto e insaccati. La gente qui cena a casa sua e va fuori solo per una birra. A mezzanotte ci sono 20º ed ho freddo pure con la felpa. Scrivo dal tavolo di legno fuori dalla capanna, le cicale si raccontano la loro giornata ed io potrei tracciare la Via Lattea con un dito. La nostra galassia è la striscia continua che divide le due carreggiate del cielo.
andale!!!!! i la melena?????? andastà??? a veure si al tornar passeu per Bellpuig i fem una estrenada com cal!!!
RispondiEliminaBon viatge!!!!
La melena és dins un sobre a casa!!! Quan tornem me l'empego amb superglue... l'11 hauriem de passar a dinar a Bellpuig.
RispondiEliminaAra sí que et guanyo i per golejada!!!! ja podeu comptar amb mi que l'11 baixaré a Bellpuig. si voleu acabar de fer km i arribar-vos a sant martí veureu l'habitació de l'Arlet que comença a tenir cara i ulls!
RispondiEliminaPD: costa un ou llegir tot això!!!!
El "Bola" va amb massa pressa perque es vol pujar a la moto ja, asi que et contesto jo. A lo millor si que passem per sant Marti, per veure l'Arlet a la panxa a la seva habitació.
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