domenica 8 agosto 2010

Da Lisboa a Porto passando per Coimbra


Giorno piovoso, il primo del percorso. Dopo colazione abbiamo aspettato che spiovesse un poco e una volta caricate tutte le borse sulle moto ci siamo trovati la seconda sorpresa: la mia Domi non parte. La batteria ha qualche annetto e deve essere agli sgoccioli, per cui siamo riusciti a farla partire solo spingendola giú da una discesa. Spingere con la tenuta da pioggia è una bella sauna! 150km più tardi ci siamo concessi una seconda colazione dal benzinaio. Decisamente il caffé portoghese è schiacquetta.





Tappa intermedia tra Lisboa e Porto non è stata Fatima bensí Coimbra, giusto perchè preferisco i santuari del sapere. Ci fermiamo al primo bar decente che troviamo per un pranzo tardivo e chi ti troviamo? Due comaschi! Casi della vita, una decina di anni fa devo anche aver servito loro la birra quando facevo la cameriera a Cermenate! Sono stati così carini da darci la loro cartina con le indicazioni necessarie: grazie a loro abbiamo evitato la scarpinata fino all'università e siamo saliti con le moto.


Mi aspettavo di più dalla tanto decantata università di Coimbra, fondata nel 1290 e principale ateneo portoghese. Almeno potevano piantare qualcosina di più in questa specie di piazza d'armi che hanno in mezzo! Venendo dall'Alhambra e da Los Reales Alcázares mi è sembrato un po' spoglio. In compenso la cappella è di un barocco stracarico, con un organo imponente nonostante le proporzioni ridotte dell'ambiente.



Ma la vera chicca è la Biblioteca Joanina, la chiave del sapere!


Le tre sale sono sviluppate in altezza e sono tappezzate di volumi antichi, che occhieggiano ben ordinati e classificati in scaffalature barocche intagliate. La penombra ed il silenzio ancora più solenni che nella cappella contribuivano a dare all'ambiente un'atmosfera da tempio del sapere. Diverse porticine si aprivano sui lati e mi incuriosivano. Il guardiano è stato così gentile da rispondere alla mia tempesta di domande (io in spagnolo e lui in portoghese). Alcune porte davano semplicemente alle balconate per accedere agli scaffali più alti, ma altre davano accesso a dei cubicoli delle dimensioni di un confessionario che erano come gli uffici dei professori. Erano gli unici a godere di un tavolino privato illuminato dalla luce naturale di una finestra. Gli studenti, poverini, si accecavano intorno a tavoloni a lume di candela. La porticina con scritto "CIMELIUS" era la sala dei tesori: non me lo ha voluto dire direttamente, ma probabilmente ancora oggi custodiscono edizioni rare e pregiate della Bibbia o della Os Lusíadas, la loro poesia epica nazionale sulla scoperta delle Americhe.
Da quando il bibliotecario mi ha rivelato che Cimelius viene dal greco e significa tesoro, ho ribattezzato Xavi-tesorino "Cimelius"!


Volendo si sarebbe potuto anche visitare il monastero di Santa Clara, ma Oporto ci aspettava e ci siamo accontentati della cattedrale.




All'uscita dal centro storico, mentre scendevamo in moto una delle ripide stradine di ciottoli, proprio davanti a noi è scoppiata una tubatura. Una coppia di turisti a piedi poco più avanti a noi e quasi nel punto dove il selciato è ceduto ha fatto un balzo indietro ed è scappata in su. Xavi ha avuto un momento di esitazione, tentato dall'avventura di attraversare una specie di fiume urbano con la sua ruggente BMW, ma poi ha fatto i conti con l'acqua marroncina di dubbia provenienza e le pietre scivolose e ha fatto inversione. Io l'ho seguito a malincuore perchè volevo fare una foto, ma la cosa sembrava potesse peggiorare e non avevo nessuna voglia si sprofondare negli inferi delle fogne coimbresi!

Siamo arrivati a Porto dalla parte sbagliata per Xavi ma dalla parte giusta per me, che ho approfittato per infilarmi nel museo della Stampa (Museu Nacional da Imprensa) a 30 minuti dalla sua chiusura. Oltre ai mastodontici macchinari con cui lavoravano le prime tipografie, nel seminterrato c'era una mostra di vignette umoristiche carinissime. Ogni anno fanno un concorso, e quest'anno il tema erano le macchine volanti. Avrei comprato il catalogo da regalare a quel volatile del mio babbo, ma non avevamo abbastanza contanti e il bancomat non funzionava. Un immenso grazie all'impiegato che ci ha spiegato che strada prendere per arrivare all'albergo! Avrebbe dovuto sbatterci fuori alle 20.00 e alle 20.30 eravamo ancora lí.

Porto di sera è meravigliosa, specialmente se vista dal "Marginal" (strada che costeggia il fiume Douro), quando i ponti cominciano ad accendersi.


La vita notturna si concentra proprio qui, ad un passo dalle enoteche che portano in nome delle marche di Porto più famose. Le casette hanno un'architettura abbastanza nordica, con finestre bianche quadricolate a ghigliottina, muri grigetti e tetti di ardesia.








Xavi ha deciso che preferisce Porto a Lisboa, pur non essendo un amante del vino e pur avendo sudato sette camice per parcheggiare la moto. Già, perchè come a Milano, anche qui si parcheggia sui marciapiedi, ma con l'ausilio di "parcheggiatori" improvvisati, che hanno deciso di autopromuoversi da mendicanti a ausiliari della sosta. Ti indicano dove lasciare il tuo mezzo, ti assicurano che sará sicurissimo, che la polizia non ti multerá, e poi ti tendono la mano, e non la ritirano finché non ci depositi una moneta. Xavi ha sentito puzza di mafia e appena svoltato l'angolo ha chiesto ai vigili dove fosse meglio lasciare le moto. Avevamo l'hotel in pieno centro, in un labirinto di sensi unici. I vigili si sono guardati, ci hanno guardato e ci hanno chiesto se eravamo noi quelli che erano appena scesi contromano. Perché a metà via si invertiva il senso di marcia, e ancora non abbiamo chiaro dove fosse il cartello che lo indicava. Insomma, che per evitare una multa momenti ne becchiamo un'altra. Ma i vigili portoghesi sono magnanimi, ci hanno graziati, ci hanno chiesto in che hotel fossimo e ci hanno detto che potevamo metterla proprio lì all'angolo sul marciapiede di una via pedonale. Uno dei vigili ha detto che avrebbe scansato la sua per far posto alla mia, pensa te che gentili! Ma... dovevamo arrivarci per vie legali, facendo tutto il giro dell'isolato. No problem... torniamo dove avevamo lasciato le moto, salutiamo il posteggiatore abusivo e ci perdiamo nel labirinto dei sensi unici. Esasperata dal giro dell'oca, decido di sfidare la sorte e mi attraverso sulle strisce la circonvallazione per poi imboccare la viuzza pedonale in contromano. Quando ci hanno visto arrivare, i nostri amici vigili ci hanno detto qualcosa del tipo: "Teste di cazzo", ma in portoghese. Abbiamo fatto la scena del gatto con gli stivali che fa gli occhioni teneri a Shreck ed ha funzionato, ci hanno risparmiato ancora la multa! A condizione però che smammassimo l'indomani alle 9, massimo 10 del mattino.
Di ritorno all'hotel ci siamo chiesti se fossero veramente i vigili o le guardie giurate della Banca do Portugal!

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